ZANZIBAR

DICEMBRE 2011

Zanzibar è infatti un luogo incantatore, poco più a sud dell’Equatore, che affonda le radici nella millenaria storia africana, ma è anche un paese cosmopolita per la mescolanza di etnie portate nei secoli da navigatori provenienti da tutto l’Oceano Indiano. La cultura araba, persiana, indiana ed europea si fondono creando un mix straordinario in una terra dove, nonostante tutto, il tempo sembra essersi fermato.

1° giorno – 22 Dicembre 2011

Atterriamo felicemente alle 8:31 locali. Appena fuori dall’aereo assaporiamo sulla pelle il piacevole caldo tropicale del luogo. Zanzibar, infatti, si trova sei gradi a sud dell’equatore ed è un arcipelago (non un’isola come erroneamente si è portati a credere) situato 35 chilometri al largo della Tanzania (di cui fa parte), formato da tante isole, a volte disabitate, ma in particolare da due principali: Pemba e Unguja… Proprio su quest’ultima (estesa per circa 1600 chilometri quadrati) si trova la capitale Stone Town e su di essa siamo atterrati per trascorrervi la nostra vacanza. Sbrighiamo le formalità doganali paghiamo il visto che è costoso e nel frattempo arrivano anche le valigie. All’uscita dall’aeroporto ci attende il locale rappresentante della Zanzibar Viaggi saliamo sul pulmino che ci porterà al nostro villaggio Italiano e subito dopo prendiamo il via lungo le strade dell’isola, fiancheggiate da modeste, a volte fatiscenti, abitazioni. Dopo circa un’ora di viaggio arriviamo finalmente al nostro villaggio per goderci la nostra vacanza. Senza perdere tempo ci mettiamo in tenuta balneare. Alle 13:30 andiamo a pranzo, consumato con una piacevole vista mare. Dopo pranzo iniziamo ad avvertire la stanchezza del viaggio allora ci addormentiamo tutti sui lettini e in questo modo poltriamo fin quasi all’imbrunire. Lungo la riva si possono vedere delle bellissime conchiglie, stelle marine, e pezzi di corallo ma, purtroppo, non si possono raccogliere e mettere in valigia perchè è vietato esportarle ed infatti all’aereoporto, prima di lasciare le valigie per farle imbarcare, bisogna aprirle e degli addetti e soprattutto delle donne controllano meticolosamente il contenuto delle stesse e se trovano conchiglie o sabbia si pagano multe salatissime.

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Villaggio Italiano

2° giorno – 23 Dicembre 2011

La stanchezza era davvero tanto, ci svegliamo alle 9 e dopo aver fatto colazione decidiamo di trascorrere la nostra giornata  nel più completo relax, sole mare e chiacchere con tutti i ragazzi del posto, eravamo curiosi di sapere il più possibile sulla loro cultura e ci hanno affascinato soprattutto i loro modi gentili ed educati anche se poi non tutti sono cosi. In breve veniamo adescati da alcuni Beach Boys (ragazzi che propongono, abusivamente, escursioni a zonzo per l’isola) ma noi ci riserviamo di prenotarle dal villaggio per essere più sicuri. Loro meritano un paragrafo a parte perché fanno parte della vacanze, nel senso che senza di essi vi perdereste molto del colore africano, ognuno di loro ha un suo racconto da fare e vi permetterà di conoscere come veramente vivono gli africani.

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Beach Boys

Siamo nel cuore dell’Africa nera dove le palme altissime e la vegetazione lussureggiante fanno da sfondo al nostro relax.Dopo pranzo ci concediamo ancora relax su questa magnifica terra. kendwa è la più bella spiaggia in assoluto di tutta l’isola di Zanzibar. La sabbia è bianchissima e soffice, l’acqua cristallina e le maree quasi assenti. E oltre al vantaggio di poter sempre fare il bagno senza dover percorrere chilometri, da questa spiaggia si godono tramonti meravigliosi. La spiaggia è piena di gente che viene appositamente per vedere i tramonti e pescatori e donne del villaggio che pescano il pesce e lo puliscono immediatamente trattandolo con la sabbia per proteggerlo dal sole. Una visione mozzafiato. Al di là della spiaggia ci sono i villaggi in cui vivono i Zanzibarini e, mentre gli uomini escono con le barche ottenute scavando i tronchi degli alberi, le donne e numerosissimi bambini e bambine (qui non c’è il controllo delle nascite) passano parecchie ore andando su e giù in cerca di pesce. I bimbi più piccoli si divertono scavando nella sabbia. E’ gia’ sera ceniamo e decidiamo di andare a letto.

 

3° giorno – 24 Dicembre 2011

 Oltre al relax comunque lo spirito chiede anche di soddisfare la curiosità e quindi di fare le escursioni. La sveglia suona alle 9 dopo un’abbondante colazione ci prepariamo per la prima escursione della vacanza. Ci avventuriamo alla scoperta di Stone Town, o città della pietra, capitale dell’isola. La raggiungiamo dopo circa quaranta minuti di tragitto in bus e il nostro sguardo si perde attraverso il finestrino impolverato ammirando il mutare del paesaggio caratterizzato inizialmente da qualche capanna di fango qua e là, interrotta da strutture adibite a scuole, fino ad arrivare ad un fitto reticolato di palazzi grigi e degradati che ci fan capire di essere arrivati in città. Un formicolio di persone riempiono le strade. C’è chi cerca di vendere qualche souvenir, chi è fermo ad aspettare un bus che chissà quando arriverà, chi si gusta una fresca coca cola ad un localino tipico. Anche le auto non mancano e suonare il clacson sembra essere una gioia. Prima di tutto ci fermiamo presso la grande cattedrale anglicana Church of Christ, edificata sul finire dell’Ottocento, durante il dominio britannico, in stile neogotico, con insoliti dettagli arabi… Nel suo interno, piuttosto spoglio, spicca un piccolo crocifisso che si narra sia stato ricavato da un ramo dell’albero sotto al quale fu sepolto il cuore del celebre esploratore David Livingstone. Con una breve passeggiata raggiungiamo quindi il Mercato Centrale di Stone Town (chiamato anche Mercato di Darajani). Lo spazio interessato, che si dipana attorno al fabbricato del Seyyidieh Market (inaugurato nel 1904) è abbastanza vero e genuino, soprattutto per quanto riguarda la maleodorante zona del pesce, ma anche i colorati banchi della frutta e delle spezie. Dopo ci avventuriamo fra le anguste vie del centro storico: un caotico labirinto fatto di case, a volte fatiscenti, negozi di ogni genere e moschee. Qui si trovano le famose porte in legno di Stone Town, le cui massicce ante con decorazioni in bassorilievo sono spesso caratterizzate da grosse borchie ornamentali e possono essere in stile indiano (con la volta arrotondata) oppure omanita (ad architrave retto). Mentre il sole scende rapidamente verso la linea dell’orizzonte passeggiamo sul lungomare di Stone Town brulicante di vita, poi passiamo a rendere omaggio alla casa natale di Freddy Mercury, indimenticabile cantante dei Queen, che qui vide la luce il 5 settembre del 1946, infine saliamo sulla terrazza dell’Africa House Hotel per ammirare il tramonto. Ogni sera io, puntualmente, non volevo perdermi questo spettacolo e con telecamera e macchina fotografica ho immortalato, attimo per attimo, il calar del dio Sole. Ormai stanchi riprendiamo il nostro pulmino e torniamo al villaggio per una buona cena e subito a letto.

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Stone Town

 

4° giorno – 25 Dicembre 2011

Ci svegliamo alla solita ora e ci rendiamo conto che oggi è Natale e noi siamo immersi, anima e corpo, in questa meraviglia tropicale! La sensazione è così speciale che, per associazione di idee, esterno a tutti il mio originale pensiero: è questo il nostro “Bianco Natale” a Zanzibar, però, dove bianca non è certo la neve, ma la sublime sabbia che lambisce il suo azzurro mare! Cosa chiedere di più. Oggi la giornata la dedichiamo ad  un’escursione tutta mare, nota come Blu Safari, che si svolgerà nella zona al largo della costa sud-occidentale dell’isola. Il solito pulmino ci aspetta per  raggiungere in poco più di un’ora il porticciolo di Fumba, situato in una penisola a sud della capitale.. A Fumba, in compagnia di altri turisti, saliamo a bordo di un dhow e  prendiamo il largo nell’antistante Menai Bay.

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Tipico Dhow

In questo tratto di mare, i cui colori si fanno apprezzare fin dalla partenza, si trovano alcuni isolotti, fra i quali quello di Kwale, dove siamo diretti. Lungo il tragitto però ci fermiamo su di un incredibile banco di sabbia, che con la bassa marea, a sua volta, si trasforma in una piccola isola. Per circa due ore, ci fermiamo e consumiamo indimenticabili bagni, nel limbo dell’Oceano Indiano, in sottili strati di acqua cristallina e lingue di bianchissima. Gustiamo frutta fresca all’ombra delle tende improvvisate dai nostri accompagnatori. Poco prima di mezzogiorno lasciamo il banco di sabbia e con il nostro dhow ci spostiamo in un tratto di mare con qualche corallo per praticare un po’ di snorkeling (tutto sommato soddisfacente), poi facciamo rotta sulla vicina isola di Kwale, dove è previsto il pranzo. Pranziamo con ottimo pesce fresco, ci hanno servito sotto gli alberi, sulla spiaggia, una grigliata di gamberoni, tonno, cicale di mare ed aragosta.

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Grigliata di pesce

E poi tanta frutta.Che sapori e che profumi!! La nostra guida, ) ci ha fatto vedere un baobab ( l’isola ne è piena) di circa 400 anni che, nonostante si sia rovesciato da 70 anni, vegeta ancora. Durante il viaggio di ritorno ci hanno fatto sostare per fare il bagno nella Laguna delle Mangrovie. Certo è un’altro mondo, un’altra realtà, posti unici e noi siamo stati molto bene.  Verso le 16 risaliamo sulla nostra imbarcazione e torniamo al villaggio.Ripercorriamo gli stessi paesaggi dell’andata ma ci accorgiamo che la lingua di sabbia bianca è stata inghiottita dalla marea.

5° giorno – 26 Dicembre 2011

Mentre la vacanza volge inesorabilmente al termine noi, imperterriti, continuiamo nel programma di escursioni che ci porterà  a Prison Island. Quindi solita sveglia e solita colazione siamo pronti per incamminarci verso il porto per prendere la barca che ci porta a Prison Island, così abbiamo modo di “toccare con mano” la vitalità di questa ridente cittadina dalle molteplici attrattive che vanno dagli aspetti storici e architettonici come le case arabe, i portali intarsiati, le moschee, i frequentatissimi mercati di frutta dei vicoli della città, sino a quelle umane caratterizzate da bambini con grandi occhioni dolci che vengono a porgerti un fiore profumato in cambio di qualche soldo, a gruppi di ragazze arabe coperte dal classico velo, nonostante i 35 gradi, che scrutano fuggitive il turista, abbassando immediatamente lo sguardo intimidite. Lungo il tragitto la guida, con fierezza, ci indica la casa natale di Freddie Mercury e anche questa, per noi, è una bella sorpresa.  Prison Island, isola tragicamente conosciuta come una piccola Alcatraz in cui affluivano tutti gli schiavi neri destinati al mercato arabo. L’acqua cristallina fa pensare a tutt’altro che ad un luogo di morte e torture, ma nonostante l’ex prigione sia oggi adibita a bar e a ristorante, fa rabbrividire vedere ancora i ganci nelle celle dove venivano incatenati uomini e dove venivano loro inflitte le peggiori barbarie. I più deboli morivano, i più forti, ahimè, erano pronti ad intraprendere la via della schiavitù. Poco più in là, il sorriso fa nuovamente capolino sui nostri volti alla vista di una delle più grandi riserve naturali di tartarughe terrestri dalle dimensioni davvero giganti. Le più veterane, di 180 e 175 anni, provengono dalle Seychelles e furono date in dono al sultano di Zanzibar. Oggi si contano più di centocinquanta esemplari

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Prison Island

 

6° giorno – 27 Dicembre 2011

E’ giunto così  l’ultimo giorno  mentre a casa, in Italia, pare che nevichi noi siamo ad oltre trenta gradi. Tristi di lasciare questa meravigliosa isola e questo bel sole chiudiamo le valigie e ci prepariamo per il ritorno al freddo.

 

A Zanzibar abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare le bellezze del continente africano e ad osservare le contraddizioni di questa area. Le ricchezze della natura e del suolo si scontrano con la povertà di un notevole numero di persone che , tuttavia, sono sempre sorridenti e felici.

Per qualunque dubbio o per maggiori informazioni scrivetemi sulla mia pagina fb “Claudio Dambrosio”.