Appena sono arrivato ad Aruba, ho capito subito perché la chiamano “One Happy Island”. Quest’isola caraibica è un vero paradiso: spiagge di sabbia bianca, acque cristalline e un’atmosfera rilassata che ti fa sentire in vacanza dal primo istante.
Cinque giorni sono bastati per entrare in sintonia con il ritmo lento dei Caraibi, dove il vento soffia costante, il mare sembra dipinto e ogni tramonto è un piccolo spettacolo privato. È un’isola piccola ma ricca di sorprese, e ogni giornata è stata diversa: mare, natura, cultura, e un pizzico di avventura.
Ecco il racconto del mio viaggio!

Giorno 1: le spiagge dell’ovest: sabbia, sole e vento tra i Fofoti
Appena arrivato, ho puntato dritto verso Eagle Beach, dove gli iconici alberi Fofoti sembrano inchinarsi al mare. È stato il primo impatto con la bellezza naturale di Aruba: sabbia finissima, pochissima folla, e un senso immediato di calma.

Da lì ho proseguito lungo la costa: una sosta a Palm Beach, animata e piena di locali, perfetta per una passeggiata con i piedi nell’acqua.

Poi una tappa a Hadicurari Beach, dove ho osservato i kitesurfer sfidare il vento e, per chiudere al meglio la giornata, mi sono concesso il tramonto da Arashi Beach.

Giorno 2 : avventura nel cuore selvaggio di Aruba
Il secondo giorno è stato tutto fuoristrada e adrenalina. Ho guidato verso il Faro California, un punto panoramico che apre lo sguardo su tutta la costa nord-occidentale, per poi dirigermi nell’interno dell’isola, dove inizia il vero viaggio.

Ho visitato la Cappella Alto Vista, isolata, poetica, e circondata dal nulla. Poi le rovine della miniera d’oro di Bushiribana, un luogo che racconta di un passato inatteso, quando l’isola cercava la sua fortuna nel sottosuolo. Poco lontano, mi sono fermato a Baby Bridge, una formazione rocciosa scolpita dal mare.
-

Cappella Alto Vista -

Miniera d’oro di Bushiribana -

Baby Bridge
La strada sterrata mi ha portato fino a Andicuri Beach, battuta dal vento e dalle onde. E da lì, via verso il cuore del Parco Nazionale Arikok: ho camminato tra cactus e rocce laviche, ho esplorato le grotte di Guadirikiri e Fontein (con i disegni precolombiani sulle pareti), e mi sono lasciato stupire dalle baie remote come Boca Keto, Dos Playa, Boca Prins e soprattutto Conchi, la famosa piscina naturale. Un angolo di mondo che sembra scolpito a mano.


Giorno 3: mare del sud e arte urbana
Dopo tanta natura, il terzo giorno è stato più “umano”. Ho cominciato da Mangel Halto, una spiaggia tranquilla e ideale per lo snorkeling tra le mangrovie.

Poi mi sono spostato verso sud fino a San Nicolaas, la seconda città dell’isola. Lì ho visitato il piccolo ma interessante Community Museum, e soprattutto ho camminato tra i murales che colorano l’intero quartiere: un’esplosione di creatività inaspettata, lontano dalle rotte turistiche.
Nel pomeriggio, ho fatto un salto a Rodger’s Beach, tranquilla e frequentata solo da gente del posto, e poi alla lunga distesa ventosa di Boca Grandi, dove ho chiuso la giornata guardando le vele dei kites sollevarsi come uccelli nel cielo.

Giorno 4: Oranjestad e un tuffo nella storia
Ho dedicato il quarto giorno alla capitale, Oranjestad. L’ho girata a piedi, tra edifici coloniali dai colori pastello e piccole boutique.


Ho visitato il mercato locale e poi il Museo dell’Aloe, che racconta come questa pianta abbia contribuito allo sviluppo economico dell’isola. È stata una giornata più lenta, ma non per questo meno interessante. È il volto più ordinato e “olandese” di Aruba, che convive con quello caraibico e selvaggio visto nei giorni precedenti.
Giorno 5 – Flamingo Beach e il saluto finale ad Aruba
L’ultima giornata ad Aruba l’ho dedicata a un momento speciale: Flamingo Beach, sulla piccola isola privata del Renaissance. Ho preso il primo traghetto disponibile, approfittando delle prime ore di quiete, quando ancora la spiaggia è semi deserta e il sole non è troppo alto.

Appena arrivato, mi sono trovato davanti uno scenario irreale: fenicotteri rosa che camminano lenti sulla riva, tra le palme e la sabbia bianca. Il silenzio era rotto solo dal fruscio del vento e dal rumore dell’acqua. Ho fatto un ultimo bagno nel mare limpido e tiepido, cercando di assorbire tutta la pace di quel luogo.

Flamingo Beach è stata la chiusura perfetta di un viaggio pieno di energia, colori, natura e meraviglia. Non serviva altro. Solo il tempo di asciugarmi, riprendere la barca verso la terraferma, e prepararmi alla partenza. Con ancora il sale sulla pelle e un sorriso malinconico, ho salutato Aruba.

